La piuma di pavone nel nostro logo

Il simbolismo del pavone rimanda alla ricerca di una Coscienza sempre più ampia, profonda e saggia del proprio se interiore e delle sue relazioni con il Tutto. Il pavone è stato da sempre apprezzato per la sua eleganza e la sua bellezza. Il dispiegarsi della sua coda era considerato un simbolo del Sole, del Cosmo e del rinnovamento ciclico. I colori del ventaglio sono visti come rappresentazione della totalità e dell’identità naturale, e il loro apparire e scomparire quando il pavone apre o chiude la coda ricordano la transitorietà e la fragilità di tutte le manifestazioni.

Uccisore di serpenti, si pensava che i colori cangianti delle sue penne avessero la capacità di trasmutare il veleno in sostanza solare, mentre gli “occhi” che le decorano erano considerate rappresentazioni dell’onniscienza divina. La sua bellezza invitava alla ricerca della bellezza interiore dell’uomo e i suoi numerosi “occhi”, con i quali potersi osservare, e quindi all'integrazione delle molteplici parti di cui è fatto il suo sé.


Una nuova coscienza per andare incontro al cambiamento

Il cambiamento in atto, come tutto ciò che è novità, mette in evidenza quel che non è più al passo coi tempi. Un numero crescente di persone sente una spinta interiore sempre più forte senza però comprendere verso quale direzione rivolgersi. Spesso questo sfocia in una sofferenza profonda, in una sensazione di mancanza di senso e porta a percepirsi come individui isolati e alienati dalla realtà circostante che dal canto suo si fa sempre più complessa e ricca di sollecitazioni.

I punti di riferimento tradizionali non suscitano la stessa attrattiva del passato, spesso vengono percepiti come palliativi e non come soluzioni. Il motivo sta nel fatto che sono sostanzialmente rivolti a un uomo dalla coscienza vecchia, mentre si stanno sviluppando modi di pensare diversi.

Questo momento della storia umana rappresenta in realtà, pur nella sua innegabile difficoltà, una grande opportunità perché oggi più che in passato molti hanno la possibilità di operare coscientemente per il cambiamento.

L’uomo diventa in questa ottica il laboratorio da cui nascerà la tappa successiva dell’evoluzione, dove la novità starà nell'uso consapevole della tecnologia, nella condivisione, nella percezione di essere individui singoli e contemporaneamente esseri uniti da un pensiero collettivo. Solo così il cambiamento potrà avvenire per il benessere del maggior numero possibile di persone.


Prima conosci te stesso

La problematicità è uno degli aspetti più ricorrenti del vissuto umano. Certo, la stragrande maggioranza delle persone desidererebbe non avere problemi, eppure sono proprio i problemi e la lotta per trovare una via d’uscita a costellare la vita umana, e sono sempre i problemi a farci riflettere su quanto la nostra vita sia intensa e ricca di avvenimenti. Qualcuno arriva anche ad affermare che sono proprio i problemi a tenerci in vita!

A questo proposito, è interessante notare che se entriamo nell'ottica dell’evoluzione della coscienza, la salute di un individuo si misura non sull'assenza dei problemi ma sulla capacità di affrontarli, visto che di problemi ce ne sono sempre.

Proviamo allora a spostare la nostra riflessione sul processo psichico che mettiamo in atto nell'affrontare la problematicità.

In generale, possiamo esser d’accordo che quando incontriamo un problema attiviamo buona parte delle nostre risorse per superare lo stato di disagio. Ebbene, sono proprio questi momenti che ci danno l’opportunità di fare qualcosa di diverso dal solito, di imparare nuovi modelli di comprensione e di azione, che ci inducono, in altre parole, a “cambiare”. Ricordate la famosa massima del tempio di Delfi, che fu ripresa dai socratici, “conosci te stesso”? Se la nostra vita è solo un tentativo di rimanere sempre uguali a noi stessi, di evitare tutto ciò che ci mette in difficoltà, di accettare solo ciò che non ci fa male, allora questa massima non fa per noi. Se, invece, siamo consapevoli della straordinaria caoticità e indeterminatezza della nostra vita, quella emozionale innanzitutto, possiamo utilizzare questo detto come una linea guida. Ecco, allora, che anche i momenti di conflitto, di delusione, di sofferenza diventano delle bellissime occasioni di apprendimento e di cambiamento.

Impariamo, ad esempio, a riconoscere che buona parte di questa infelicità è dovuta a ciò che abbiamo “proiettato” sul mondo e sugli altri: quante aspettative, quanti desideri, quanti bisogni si pensa che debbano essere soddisfatti dall'esterno!

Tutto questo è “normale”, non sentiamoci in colpa quando scopriamo di esserci ricascati; semplicemente accettiamolo, è un buon momento per conoscerci meglio, per comprendere i punti limite, le imperfezioni, le peculiarità, in altre parole per scoprire in noi la diversità. Riconosciamo e accettiamo il fatto che in realtà questo ci aiuta a individuare meglio la nostra personalità, ciò che desideriamo, dove stiamo andando.


Homo technologicus

La nostra evoluzione è avvenuta ed è stata supportata da quella tecnologica, tanto che oggi non è così semplice pensare l’uomo senza tecnologia.

Le evoluzioni di questi due sistemi (quello umano e quello tecnologico) sono strettamente intrecciate, ci interfacciamo e intrecciamo in modo simbiotico. In biologia si usa il termine “simbiosi” per indicare una stretta relazione di mutuo vantaggio tra due o più organismi, e, pur con le dovute cautele, lo stretto rapporto che abbiamo con la tecnologia è proprio di questo tipo. Lo stesso avviene con i nostri batteri intestinali, gli alimenti, le piante, gli animali. Eppure, il rapporto simbiotico con la tecnologia viene avvertito come innaturale. Per quale motivo? Solo perché la tecnologia non è percepita come realtà “biologica”?
Siamo sicuri che invece di essere solo un’invenzione umana non sia anch'essa un prodotto della Vita?


Elogio della complessità imperfetta

W. Brian Arthur, ingegnere ed economista, ci regala una bella riflessione sul concetto di perfezione così presente nei nostri pensieri e nella nostra ricerca personale.

Egli sostiene che cresce la consapevolezza che il mondo sia qualcosa di più della somma dei suoi meccanismi, e che più le nostre conoscenze si fanno complicate e interconnesse, più rivelano mondi complessi, aperti, in evoluzione e capaci di generare proprietà emergenti, non prevedibili dall'analisi delle singole parti. Questo ci conduce a una visione che “non è più di un ordine puro, quanto piuttosto di integrità organica e imperfezione” (W. B. Arthur, La natura della tecnologia). Egli si serve poi del contributo dello psicologo Robert Johnson per dirci che è la stessa evoluzione a spingere per rimpiazzare l’antica immagine di perfezione (con il suo ideale di una purezza, senza macchie, punti oscuri o incertezza) con il concetto di completezza o integrità che comprende le tenebre ma le combina con l’elemento luce in una totalità più reale e integra di qualsiasi ideale.


Alimentare la consapevolezza

Molte regole tradizionali in termini di alimentazione sono ancora oggi utili per proteggere il corpo dall'invecchiamento precoce, renderlo forte e ben funzionante, proteggerlo dalle malattie croniche.

In più, i cibi consigliati nei regimi alimentari tradizionali (dalla ben nota dieta mediterranea alle raccomandazioni dietetiche dello yoga per non citare che due esempi) apportano nutrienti necessari alla corretta sintesi di neurotrasmettitori e neurormoni, le molecole proteiche di cui si serve il nostro cervello per pensare e che sono essenziali per mantenere un umore stabile. Ne deriva che quanti desiderano seguire un percorso di vita in cui vi sia una maggiore consapevolezza di sé non possono tralasciare l’influenza esercitata dai cibi di cui si nutrono.

Un alimento sano, ben cucinato e ben associato agli altri che lo accompagnano sulla tavola rappresenta le basi non solo per il benessere del corpo ma anche per quello de proprio sé interiore.

Vale la pena ricordare che i cibi base della tradizione erano i cereali in chicco per lo più integrali. Diversi nelle varie aree geografiche (orzo, miglio, riso, grano), questi vegetali rappresentano anche per l'uomo di oggi una buona fonte di minerali, vitamine, amminoacidi e zuccheri complessi necessari a mantenere un corretto equilibrio glicemico nel sangue. Tuttavia essi sono anche una buona fonte di triptofano, un aminoacido che il corpo utilizza per sintetizzare la serotonina, neurotrasmettitore molto importante per favorire un umore sereno e la calma necessaria per seguire un percorso di consapevolezza.

Altri alimenti sempre presenti erano verdure e frutta, anch'essi ricchi di vitamine, minerali e varie sostanze di natura antiossidante, fondamentali per rallentare il processo di invecchiamento organico, a partire da quelle unità basilari del metabolismo che sono le cellule. Se le trasformazioni enzimatiche che avvengono in queste unità sostanziali dell'organismo sono ben coordinate, tutto il tessuto che le cellule costituiscono funziona bene, così come, passando al sempre più grande, ogni organo e ogni sistema (anche quello nervoso) saranno efficienti. Iniziare a portare attenzione ai suggerimenti tradizionali in materia di cibo e di conseguenza alla qualità dei cibi consumati costituisce dunque un primo ma basilare passo per aumentare il proprio grado di consapevolezza di sé e del mondo circostante.